Edmondo Bacci

          “Imperscrutabile, modesto, sensibile, schivo … un misterioso piccolo uomo”... ma “una bomba atomica sulla tela”: Così, icasticamente, Peggy Guggenheim delinea il profilo di Edmondo Bacci nel suo intervento entro il Catalogo della XXIX Biennale internazionale d'Arte di Venezia del 1958, dirottando sull'artista l'attenzione di galleristi e collezionisti americani, perfettamente in grado, a queste date, di comprendere la sua peculiare declinazione dell'astrattismo.

Un anno importante per Bacci il 1958, non solo per la sua presenza alla Biennale, manifestazione cui assiduamente partecipa a partire dal 1948, ma anche per l'uscita della prima monografia curata da Toniato, nonché per la partecipazione, fra il dicembre 1958 ed il gennaio 1959 alla Pittsburgh International Exhibition, che fa seguito alla sua prima personale negli Stati Uniti, nel 1956, presso la Seventy-Five Gallery di New York.

            Ma per comprendere a pieno la straordinaria parabola artistica di Bacci è necessario ripercorrerne a ritroso le tappe, seguendone la maturazione del fare espressivo, cui non é estraneo il clima di vivace rinnovamento che si respira a Venezia nel Dopoguerra, dall'inaugurazione, nell'autunno del 1945, con una mostra dedicata a Mario Mafai, dell'Associazione e Galleria dell'Arco, alla nascita della Nuova Secessione, poi Fronte Nuovo delle Arti ed al sodalizio con Vedova, dalla creazione della Scuola libera di Arti Plastiche ad opera di Anton Giulio Ambrosini, Carlo Scarpa e Mario Deluigi, all'intelligente attività svolta dalla Galleria del Cavallino di Carlo Cardazzo. Dopo la pausa forzata del periodo bellico riapre la Galleria d'Arte Moderna di Ca' Pesaro, mentre la Biennale si presenta con una grandiosa XXIV edizione, indirizzata verso gli esiti più eclatanti delle avanguardie europee e non solo (dal cubismo di Picasso e Braque all'Espressionismo astratto americano).

            Nascono, così, le Fabbriche ed i Cantieri di Bacci, opere che già nel titolo denunciano una nuova sensibilità per le tematiche sociali da parte dell'artista, tematiche che rimangono, tuttavia, sullo sfondo, puro pretesto per il progredire del pensiero astratto che si avvia alla formulazione di un inedito spazio compositivo.

L'ascetismo cromatico, che nelle Fabbriche dei primissimi anni Cinquanta preclude l'intervento di qualsivoglia accensione timbrica, orchestrate così come sono da rigidi sbarramenti ortogonali a monocromo, finirà ben presto coll'incrinarsi, come testimoniato dalla Grande Fabbrica qui pubblicata, collocabile cronologicamente all'altezza del 1952.

L'ortodossia dello schema lineare progressivamente si allenta, la dinamica della griglia dei primi lavori, plasticamente descritta dall'uso del carboncino, si sfalda, gli algidi teoremi chiaroscurali si rarefanno, si sfrangiano, cedono all'urgenza del colore. Sono colori primari (rosso, giallo, blu) quelli che, sulla base della lezione teorica di Goethe (Teoria dei colori), nonché di una profonda riflessione su Mondrian, dilagano squillanti nello spazio della tela, costruendovi inedite estensioni dinamiche, impregnate di luce.

E' una deflagrazione, rutilante, irrefrenabile, ma sempre composta, equilibrata, sostenuta da una razionale orditura di piani cromatici che costruiscono lo spazio.

            E proprio il maturare della ricerca conduce Bacci ad aderire al Movimento Spaziale ed a sottoscrivere il manifesto Lo Spazialismo e la pittura italiana del XX secolo, redatto da Anton Giulio Ambrosini in occasione della mostra tenutasi nel 1953 a Venezia nel Ridotto di Ca' Giustinian.

EDMONDO BACCI (Venezia, 1913-1979)
Grande Fabbrica, 1952
Tempera su tela, cm. 70x100
Firmato in basso a sinistra


Scheda Tecnica

Autore

Edmondo Bacci (Venezia, 1913-1979)

Titolo opera

Grande Fabbrica

Datazione Opera

1952

Tecnica

Tempera su tela

Dimensioni

cm. 70x100

Provenienza

Autentica Archivio Edmondo Bacci

Esposizioni

1999, Ferrara, Arte Più Galleria d'Arte, Spazialismo e dintorni. Venezia 1950-1960. Gli anni del cambiamento

6 ottobre 2019 – 16 febbraio 2020, Torre di Mosto (VE), Museo del Paesaggio, La Galleria del Cavallino. Vetrina e Officina. 1966-2003

Bibliografia

R.Virgili Fabbri – A. Alessi Falivene, a cura di, Spazialismo e dintorni. Venezia 1950-1960. Gli anni del cambiamento, catalogo della mostra, Ferrara 1999, foto di copertina

S. Cecchetto, a cura di, La Galleria del Cavallino. Vetrina e Officina. 1966-2003, Crocetta del Montello (TV), p. 99

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