Ambito di Andrea Mantegna
1460 – 1480 circa

Sul fronte della tavola giganteggia la figura stante del dio Mercurio, con tanto di caduceo, petaso e calzari alati, mentre a terra giace la testa mozzata di Argo, il guardiano dai cento occhi cui Giunone aveva affidato la ninfa Io, trasformata in giovenca da Giove nel tentativo di sottrarla all’ira della moglie gelosa. Anche gli altri attributi retti dal dio, la scimitarra e lo strumento musicale, rimandano alla versione del mito classico divulgata nel Medioevo dalle redazioni moralizzate delle Metamorfosi di Ovidio. Secondo tale tradizione Mercurio, inviato dal padre Giove a liberare Io, avrebbe decapitato Argo con una grande spada ricurva dopo averlo addormentato con il suono di uno strumento musicale.

L’importanza culturale della tavola in esame è amplificata dalla presenza sul retro di brani superstiti di un altro dipinto coevo raffigurante Ercole in lotta con l’idra, di cui rimangono ora riconoscibili solo la testa di profilo dell’eroe, le fauci spalancate e le spire del mostro. Le numerose lacune dell’immagine posteriore lasciano vedere una serie di studi a carboncino di nudi appiedati e a cavallo in combattimento, tracciati direttamente sul supporto e distinti da una precisa definizione delle anatomie in movimento e dalla scelta di difficili scorci prospettici. I segni lasciati sul retro della tavola da due cerniere e da quello che doveva essere un chiavistello indicano chiaramente che essa venne fin dall’inizio concepita come elemento mobile di un complesso decorativo raffigurante Dei ed Eroi dell’antichità che, date le dimensioni, dovette essere di una certa importanza.

La poderosa costruzione plastica della figura di Mercurio rivela strette affinità con gli affreschi di Bono da Ferrara nella cappella Ovetari a Padova (1451) e con quelli di Andrea del Castagno in San Zaccaria a Venezia (1442), mentre denunciano una già matura riflessione sui modelli dell'antichità il ponderato studio dell’anatomia del personaggio, in appoggio sul piede destro, condotto sugli esempi della statuaria classica, come anche la sobria lorica muscolata sul tipo di quelle indossate dalle statue degli imperatori, filologicamente corredata di frange di cuoio (pteryges) e sottostante gonnellino in stoffa, che l’autore del dipinto sembra aver tratto dalle figure di soldati romani dipinti da Andrea Mantegna sulle pareti della cappella Ovetari a Padova (1454-57). Un altro preciso riferimento alla cultura archeologica mantegnesca è rappresentato dai calzari squamati del dio alato: stretta infatti appare l'analogia fra il piede sinistro del Mercurio e il frammento di scultura classica descritto da Mantegna nel San Sebastiano ora al Louvre (c. 1480). Infine, lo straordinario scorcio della testa di Argo è una chiara citazione – solo variata d’inclinazione – dell’analogo particolare che compariva nel Martirio di San Cristoforo Ovetari, oggi scomparso, ma ancora visibile nella coeva copia su tavola del Musée Jacquemart-André di Parigi.

Tali elementi, d'ineccepibile compiutezza formale, inducono a cercare il forte autore della tavola Torelli – cui non pare attualmente possibile associare altre opere note – nell’ambito di influenza della cultura mantegnesca dopo il 1460.

Dipinto di Mercurio - Andrea Mantegna

Scheda Tecnica

Autore

Andrea Mantegna, ambito di

Titolo opera

Mercurio

Datazione Opera

1460 – 1480 circa

Tecnica

Tempera grassa su tavola

Dimensioni

cm. 173x116

Provenienza

Gualtieri (RE), villa Torello-Malaspina, poi Guarienti

Bibliografia

Catalogue of important Old Master Paintings, Sotheby's & Co., London, 5 July 1967, lot. 107 (Matteo di Giovanni)

M. Tamassia, Collezioni d'arte fra Ottocento e Novecento. Jacquier fotografi a Firenze. 1870-1935, Napoli 1995, pp.118-119 (scuola padovano-ferrarese, sec. XV)

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